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mercoledì 14 settembre 2016

Qua' Rock Records, disponibili le nuove uscite di Haniwa e Hyaena!

Grandi novità in casa Qua' Rock Records. L'ormai nota label fatta da musicisti per i musicisti, ha da poco messo a disposizione sul mercato discografico due uscite di assoluto rilievo. La prima riguarda gli Hyaena, nota band nostrana, che dopo aver riproposto in versione cd il demo di Metamorphosis originariamente pubblicato nel 1987, con una formazione completamente rinnovata, ma basata sulle fondamenta di due capisaldi come Gabriele Bellini alla chitarra e Ross Lukater alla batteria, ha deciso di incidere di nuovo lo stesso demo in versione "live in studio", impreziosito dalla cover dei Goblin "Phenomena". Metamorphosis Revisited, questo il titolo dell'opera, è disponibile in tutti gli store digitali. Nel contempo la band ha reso disponibile il video di "Phenomena" a questo indirizzo: www.youtube.com/watch?v=r3XfgLolZgg.

La seconda uscita invece, riguarda l'esordio discografico degli Haniwa, band che fonde diversi stili musicali spaziando tra il thrash, il grunge ed il modern metal, che ha dato alle stampe il bellissimo Helleven, un lavoro trascinante di straordinaria qualità. L'album, già disponibile in versione digitale, uscirà in versione fisica il 16 di settembre, nella stessa giornata sarà messo a disposizione il video riguardante il primo singolo estratto da Helleven. Nel frattempo è stato pubblicato il teaser del disco, visibile a questo indirizzo: www.youtube.com/watch?v=sxDYck1npNU. Il release party dei nuovi lavori di Hyaena e Haniwa è in programma il prossimo venerdi 7 ottobre presso Circus club di Scandicci (FI).  

 

giovedì 8 settembre 2016

HANIWA - Helleven

Qua' Rock
Sono un gruppo particolare gli Haniwa, molto particolare. La loro fusione di stili musicali li rende musicali, capaci di esprimere una ricetta unica nel suo insieme ed a sua volta, ne viene fuori la forte personalità di un gruppo forgiato da influenze variegate, che portano alla stesura di Helleven, un disco d'impatto, che piace nell'immediato. Tra la potenza del thrash metal, la tecnica del progressive, l'imprevedibilità del grunge e l'essere attuale del modern metal, questo lavoro ha le potenzialità per riuscire a coinvolgere una fascia di ascoltatori ampia e varia. Già No More da lo start al disco con un impatto molto forte, spaziando tra melodie penetranti ed un letto sonoro possente, a seguire At Draggers Drawn rimarca un sound palpabilmente statunitense, elevando ulteriormente l'aggressività del gruppo. Assolutamente da elogio l'assolo di chitarra nel mezzo del brano. Tomorrow recupera un sound più tradizionale, molto incline al thrash californiano degli anni ottanta, Think This è invece atto ad esaltare la sezione ritmica, in particolare la batteria, onnipresente per tutto il componimento. Si va avanti giungendo a Volcano, un altro massacro supportato da una notevole tecnica, ma soprattutto da melodie avvolgenti. E' preludio a Tides Of Time, probabilmente il momento più elevato di Helleven, per via di un'ispirazione fortissima che rimarca ulteriormente la qualità compositiva di ogni singolo componente della band, che sfoggia ancora una volta la propria personalità nel brano intitolato al gruppo stesso, ricordando i nostrani Extrema di Tension At The Seams e The Positive Pressure (Of Injustice).
La metà del disco è superata abbondantemente ed è con Fire Eyes che gli Haniwa provano a puntare su un approccio diretto, puntando su un sound variegato, alternato tra assoli taglienti e melodie estatiche, aspetto attrattivo da non trascurare. Return to Obscurity è una sorta di tributo ai Testament, con gli Haniwa che intraprendono un viaggio introspettivo e crepuscolare. Si giunge alla parte finale del disco, Suffer è n altro pezzo accattivante, convolgente nelle liriche e ammaliante con le sue cavalcate di chitarra, poi ecco la chiosa con la title-track, un altro momento di grande potenzialità, dove sono ancora una volta le chitarre a trionfare, capace di riassumere in poco più di cinque minuti tutta l'essenza del disco e dello stile targato Haniwa. Ottima la produzione, moderna ed attuale. Un grande disco adatto per diventare il trampolino di lancio magico per gli Haniwa. 

Maurizio Mazzarella  
      

mercoledì 7 settembre 2016

HYAENA - Metamorphosis Revisited

Qua' Rock Records
Prima di parlare del disco bisogno brevemente presentare questi bravissimi Hyaena, formazione toscana che tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta ha dato contributo essenziale alla scena heavy metal tricolore. Nel 1987 la band partorì un demo che è passato alla storia, ovvero Metamorphosis riproposto nella versione originale, ma stampato su compact disc, dalla Qua' Rock Records. Nel contempo la band si è riunita, con all'interno due membri storici come il chitarrista Gabriele Bellini e il batterista Ross Lukather (ex Death SS), supportata dai nuovi ingressi di Isabella Ferrari al basso e la bravissima Claire Briant alla voce. Così è nata l'idea di rivisitare quella gemma di Metamorphosis registrandolo con la formazione attuale, con mezzi certamente più moderni e con l'aggiunta di una chicca, parliamo della cover di Phenomena incisa alla fine dell'album. Metamorphosis Revisited contiene sette gemme musicali nel suo complesso, vede una band in forma straordinaria ed in piena sintonia, cosa da non poco ed i brani hanno un appeal attualissimo, nonostante siano componimenti di chiaro stampo ottantiano. Si parte con Metamorphosis, componimento dagli oltre sette minuti di durata che non solo evidenzia lo stato di grazia di Bellini alla chitarra e Lukather alla batteria, ma esalta la voce della Briant già marchio indelebile di questa nuova versione degli Hyaena. A seguire ecco Wrathchild, che non è la cover degli Iron Maiden, bensì uno dei grandi classici degli Hyaena, un brano dai ritmi forti e possenti, che si alterna con sfumature iper melodiche atte a rimarcale l'aspetto lirico della voce di Claire Briant.
Il resto è una sorta di rullo compressore all'ennesima potenza, il buon Ross dietro le pelli è una macchina da guerra, mentre Bellini conferma la propria versatilità in ogni frangente. No Man's Land è un pezzo più accessibile, morbido nel suo insieme, una ballata metal che non rinuncia a momenti energici e taglienti, atti ad esaltare il basso della Ferrari, che corre come una “testa rossa” all'occorrenza. Si giunge nel frattempo a Behind The Wall, un pezzo compatto e palpabilmente metal, un classico tributo alla scena inglese dell'epoca, in una sorta di mix tra Saxon e Judas Priest, differentemente Kill Without Mercy sembra uscita dalla penna dei Mercyful Fate o King Diamond, piace per le sue chitarre tagliente, ma anche per il suo dinamismo particolarmente incisivo. Ecco arrivare l'attesa Scream Of Savannah, un brano che si differenzia dai suoi predecessori, per via di trame più thrash e probabilmente vicine ad uno US Metal tipico dei Vicious Rumors ancora molto in voga, facendo degli Hyaena un gruppo variegato nella propria espressione stilistica. La chiosa come precedentemente anticipato, è affidata a Phenomena, una cover che ascoltata nel suo insieme sino all'ultimo secondo ci mostra la grandezza di una band che nel suo passato avrebbe meritato di raggiungere certamente maggiori consensi, ma che oggi si ripropone con importanti aspettative e Metamorphosies Revisited è un biglietto da visita niente male. Bentornati ragazzi! La musica ha bisogno di voi! 

Maurizio Mazzarella

lunedì 5 settembre 2016

Bastian su Mat2020 di Agosto



BOLGIA DI MALACODA - intervista alla Band


Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

“La forza vindice della ragione” è un parto della mia mente, un viaggio introverso di sensazioni aspre e malsane anche se non mancano momenti un po’ bizzarri e sentimentali. Il titolo ripreso dalla poesia del Carducci dice tutto.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Il gruppo l’ho fondato io nel 2010 dopo diverse esperienze black, death e thrash metal. Il necessario era cantare in italiano

Come è nato invece il nome della band?

Malacoda è un diavolo della divina commedia che dà il nome a una frazione in Toscana dove passavo spesso e da lì mi è venuto in mente Bolgia di Malacoda. 

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere?

Personalmente mi ispiro ad esperienze e sensazioni introspettive, non riguardano uno o più temi, riguarda di più ciò che gira intorno a me e nella mia testa

Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Delineano la nostra anima, tutto gira intorno al testo e alla sua interpretazione.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Mah, penso la voce, il sound bello grezzo, la particolarità dei testi, l’incazzatura che emanano.

Come nasce un vostro pezzo?

A volte da particolari stati d’animo, a volte canticchiando qualcosa tra sé e sé, a volte da condizioni alterate ma sopratutto dal semplice fatto di prendere la chitarra in mano. Una fatica enorme per chi è stanco anche di trovare col piede la pantofola giù dal letto. 


Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Attent’al prete è sicuramente il pezzo che più ci piace, sia a livello tecnico che emotivo, è anche il pezzo più emotivamente grottesco

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Sono diverse band, piuttosto eterogenee, potrei dirti Litfiba e Il teatro degli orrori , i Rammstein, i Gorgoroth, così come potrei dirti De André

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Per il momento stiamo cercando date per l’autunno di quest’anno, ci porteremo il disco dietro e vedremo di farci conoscere così.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Ahahah no, eventualmente un disco per il prossimo anno.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

C’è una ripresa dell’uso del canto in italiano da diversi anni a questa parte anche per generi più pesanti e questo ci dà soddisfazione, d’altro canto l’Italia è un paese adatto per fare le cose con passione e basta, difficile trovare spazi senza sbattersi con durezza, gl’italiani si sentono tutti artisti, il ruolo di fan gli sta decisamente stretto e con questo ho detto tutto.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Internet è il principale mezzo di comunicazione, dipende dal fatto di saperlo sfruttare. 


Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Per ciò che esprimiamo è quello che si addice, difficilmente al di fuori del genere che facciamo potremmo esprimerci con la stessa disinvoltura, ci sentiamo noi.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Sinceramente non ce lo siamo mai chiesti, può darsi, magari col tempo conoscendo qualcuno con le nostre affinità musicali, ma per ora siamo concentrati su materiale inedito.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Sì, trovate il nostro disco su Spotify e sulle altre piattaforme digitali. Venite a sentirci nella speranza che il nostro progetto vi piaccia o che almeno risolva i vostri problemi di stitichezza, comunque, cosa importante, evitate di fare figli.

Maurizio Mazzarella 

DEVIL DRONE - Intervista alla Band


Siete usciti sul mercato discografico con un album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori? 

Il nostro album è uscito nel 2014 ed è il frutto di un lavoro comune, intenso e di una rabbiosa passione, che sono sfociati nel desiderio di esprimerci attraverso la musica.  Il titolo, Erebo, è l’incarnazione di tutto ciò che di oscuro avevamo dentro. L’erebo appunto, il regno del caos, dell’oscurità, il luogo ultraterreno dove risiede il male. Abbiamo pensato a come sarebbe un erebo portato sulla terra, nel pratico, alle cose che affievoliscono la luce dell’animo umano. Ne è scaturita una sorta di lista, della quale abbiamo sviluppato i punti che ritenevamo cardine, nel modo più rabbioso che potevamo. Il lavoro finito è stato un album di 11 tracce, uniformemente cattivo, diviso in due parti da un intro che dà una sorta di respiro armonico e cupo, ma che è solo un preludio a quello che accade dopo, tutto da scoprire. Erebo è stato interamente scritto e arrangiato da noi Devil Drone, sotto l’etichetta discografica dal nome latino “Cave Canem D.I.Y.”, registrato presso Hombrelobo Studio di Roma e illustrato da Carlo Settembrini.

Com’è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La nostra band è nata nel 2009 dall’incontro del bassista Giordano Felici Fioravanti e del chitarrista Fabrizio Guerrini. Dopo alcuni cambi di formazione, ci siamo stabilizzati all’inizio del 2010 con Luca Mazzolai alla voce e Leonardo Farmeschi alla batteria. Tutti noi veniamo da paesi del versante grossetano del Monte Amiata, paesi dove è difficile far musica di nicchia come la nostra, ma il desiderio comune di suonare metal ci ha tenuti stretti e ci ha fatto da collante per diventare una band.

Com’è nato il nome della band?

Ci chiamiamo Devil Drone, tradotto ronzio del diavolo. Il nome della band è nato quasi da solo, dalla nostra musica e da tutto ciò a cui ci ispiravamo, nel mentre che abbiamo cominciato a suonare le prime note e a far uscire le prime grida.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Le tematiche sono varie e le argomentazioni ampie, quindi i nostri testi hanno molta importanza nelle nostre canzoni. Si va dai temi più personali come il desiderio di vendetta, della rivoluzione, della fuga, del viaggio e della malattia oncologica, intesi non solo nel senso concreto del termine, ma anche nel senso più introspettivo, a temi di più ampio spettro, che riguardano la collettività come il Dio Denaro o lo sfruttamento delle risorse del pianeta Terra. Tutti temi che hanno un mondo dentro, un’importanza assoluta e che non permettono di essere trattati con superficialità. 

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

La nostra musica è cupa e decisa, con pochi soli e virtuosismi armonici, è la musica di chi è incazzato, la musica che non scende a compromessi. Il nostro è un album che non le manda a dire a nessuno, diretto, intenso, con poche smussature e tanti spigoli. Crediamo molto in questo genere che siamo riusciti a sviluppare. All’ascoltatore offriamo ciò che un Erebo, con la sua oscurità, non ti offrirebbe mai: un punto di vista, una finestra da cui guardare il mondo dall’angolazione che vuole. Vi sembra poco? Provare per credere.

Come nasce un vostro pezzo?  

Quello del gruppo con la malattia mentale giusta per far nascere i pezzi dei Devil Drone è sicuramente il chitarrista Fabrizio, sempre pregno di idee che porta al cospetto degli altri membri. Il lavoro sporco passa poi in mano al batterista Leonardo e al bassista Giordano, i quali danno una sorta di ordine al ronzio della chitarra e aumentano il tiro della canzone. Il lavoro finale, non meno importante, è quello di Luca, il cantante. Ed è proprio questa consapevolezza dei ruoli di ogni componente della band che fa sì che una canzone dei Devil Drone nasca.

A quale brano di questo album siete particolarmente legati sia dal punto di vista tecnico che emozionale?

Ogni brano ha la sua storia ed ha un particolare legame nella band, poiché rappresenta la nostra maturazione tecnica e musicale negli anni e ci ricorda cosa eravamo e cosa siamo diventati. Tuttavia, a livello tecnico, il brano a cui siamo più legati è Earth Fury, mentre a livello emozionale, brani come Cancer si legano molto ai vissuti di alcuni di noi e crediamo sia un brano che dà sempre un bel coinvolgimento emozionale quando lo suoniamo, anche nei confronti del pubblico che ci segue.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Sicuramente gruppi come i Megadeth, Pantera e Slayer, sono state le massime influenze del nostro gruppo. In questi ultimi anni abbiamo saputo apprezzare molto anche altre band come i Death e un sacco di band del panorama hardcore. Tuttavia non cerchiamo di essere una pallida imitazione di queste band, ma cerchiamo più un’ispirazione dal punto di vista tecnico e di sound, rimanendo fedeli alla linea dei Devil Drone.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro album?

Abbiamo in programma l’uscita del nostro primo video ufficiale nell’autunno di quest’anno. Il video sarà sulla canzone Earth Fury e sarà girato qua nella nostra montagna, territorio al quale siamo molto legati e che storicamente è stato sfruttato dall’uomo, sia dal punto di vista minerario che dal punto di vista geotermico. La prossima mossa che ci attende è quella più impegnativa: stiamo lavorando all’uscita del nostro secondo album in studio. Abbiamo previsto la sua uscita nella prossima estate.
Speriamo di poterlo promuovere con un bel tour di alcuni giorni, che parta proprio qua sulla nostra montagna e che si concluda di nuovo qua.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali sono le problematiche riscontrate come band?

La scena musicale italiana crediamo che sia un ambiente in continuo divenire, dove alberga tanta incertezza com’è normale che sia, quando non si sa dove sarà la nostra destinazione. Crediamo nel potenziale del patrimonio musicale italiano, ma anche che ci sia la necessità, sia da parte di noi musicisti che da parte di chi vuole intrattenere la propria clientela con la nostra musica, di non sminuire il lavoro di chi suona, svendendo o chiedendo di svendere quello che per molte band è un impegno serio, che ha richiesto tempo, denaro, sudore e sangue. E’ in questo che si nasconde la tomba dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni, nelle frasi fatte del “suoniamo gratuitamente per farci conoscere” e del “noi del nostro locale vi diamo l’opportunità di farvi conoscere ed è questo che ripaga il vostro impegno”. 


Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Sicuramente crediamo molto nel potenziale della condivisione e la rete non fa altro che amplificarla in modo esponenziale. Informa i nostri fans sulle date dei prossimi concerti, sulle novità del gruppo e ci dà dei feedback importanti, sia in termini di elogi che di critiche.  Consideriamo sempre elogi e critiche come spunto di riflessioni, le quali ci regalano un bel margine di miglioramento.

Il genere che suonate, quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Sicuramente molto. Il metal non è mai considerata una musica semplice da suonare. Volenti o nolenti siamo sempre messi a confronto con i mostri sacri del genere e non è facile riuscire ad accontentare un pubblico così esigente. Ma questo per noi è solo una sfida che ci dà stimoli per dare sempre il massimo e finora abbiamo avuto un bel riscontro positivo da parte di chi ci segue e anche da parte di chi ci ascolta la prima volta. Tutto questo è incoraggiante per continuare a coltivare il nostro talento di musicisti.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Il metal è pieno di musicisti che hanno lasciato un messaggio importante nel genere e nella musica in generale e dai quali potremmo imparare cose preziose in una eventuale collaborazione. Siamo certi che, se e quando ci capiterà l’occasione, sapremo coglierla al volo.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai vostri lettori?

Grazie ai nostri lettori e ai nostri ascoltatori, futuri ed attuali, poiché è grazie al vostro ascolto che la nostra musica ha ragione di esistere!!! Seguiteci nelle nostre pagine di Facebook e Soundcloud! Un’ultima cosa: se dentro di voi avete qualcosa di oscuro, di ardente, una rabbia cocente, qualcosa che nascondete che vorreste tirar fuori con forza inaudita, ecco che allora Erebo è l’album che fa per voi, proprio perché parla di voi e per voi!!! Quanti lo farebbero? Ciao a tutti!!! Stay Metal!!!

Maurizio Mazzarella

venerdì 1 luglio 2016

Dan Logoluso, disponibile il video live del brano Outdoor con John Macaluso

E' finalmente disponibile in rete il video live del brano Outdoor, registrato il 24 giugno scorso presso il Blue rose Saloon di Bresso (MI), nel corso della seconda data del Tour di promozione a "Back from a Journey", album solista di debutto del chitarrista Dan Logoluso, da cui è stato estrapolato, che vede alla batteria il grande John Macaluso (Malmsteen, ARK, James Labrie, Symphony X) e Andrea Dominoni al basso.