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lunedì 6 febbraio 2017

ARTEMISIA - Rito Apotropaico

Onde Roar Records
Forti di un nuovo contratto discografico con la Onde Roar Records, gli ArtemisiA giungono con Rito Apotropaico al proprio quarto lavoro in studio, tornando sul mercato discografico a distanza di due anni dal precedente Stati Alterati di Coscienza, un disco basilare per un gruppo ormai diventato un punto di riferimento nella scena del rock italiano, grazie ad una forte personalità di fondo ed uno stile consolidato. Le tematiche di occulto, religione ed esoterismo, hanno sempre fatto parte degli ArtemisiA da una dimensione lirica, un aspetto che si è riflesso automaticamente sulla musica, contaminata da sfumature stoner, dark e gotiche che rendono il sound di Vito Flebus e compagni non solo originale, ma un'icona assoluta, in una scena, come quella del rock targato Italia, che necessita costantemente di nuovi stimoli ed idee. E proprio di idee gli ArtemisiA ne hanno da vendere, perché dal titolo Rito Apotropaico porta ad una forte riflessione: cosa si nasconde dietro queste due parole? La risposta è nell'allontanare o annullare un influsso magico maligno. Un concetto che influenzerà tutto il disco soprattutto da un punto di vista musicale. Il brano di apertura “Apotropaico”, traccia la strada di un album ben differente più evoluto rispetto ai propri predecessori. Il suono diventa più cupo, quasi crepuscolare e le chitarre, asse portanti del disco, sono più taglienti ed incisive, con un heavy riconducibile ai Black Sabbath della Dio era.

In questa veste, Vito Flebus s'incarna in Tony Iommi e sfoggia tutto il proprio talento in Il Giardino Violato, song che all'inizio ricorda Lullaby dei Cure, per poi deviare verso uno stile riconducibile ai migliori Cathedral, nel quale la melodica voce di Anna Ballarin riesce ad ammaliare come se fosse un rito magico. Si arriva a Tavola Antica, brano radiofonico e capace di riassumere in pochi minuti quello che gli ArtemisiA sciorinano nelle otto canzoni complessive che compongono Rito Apotropaico. Iside è un'opera d'arte, un'autentica perla musicale, un brano oscuro in chiave Marlene Kuntz che parte lentamente per poi esplodere in ritmi sofferenti ed esasperati che esaltano la versatilità della chitarra di Flebus. L'aspetto romantico degli ArtemisiA emerge in La Guida, il vestito perfetto per la voce di Anna Ballarin, ma è solo il preludio a La Preda, un pezzo molto Litfiba periodo 17 Re non solo per il titolo, ma per la musicalità che correda uno dei brani più belli e coinvolgenti di Rito Apotropaico. Suoni orientali introducono Regina Guerriera, dove rock e melodia trovano un punto d'incontro, per poi sfociare in un insieme di sofferenza e rabbia. La chiusura è affidata a Senza Scampo, altro momento poetico ed emozionante, che rimarca la forte ispirazione di una band ormai matura, destinata ad un grande futuro. Rito Apotropaico è in assoluto il miglior disco degli ArtemisiA, di una band forgiata dalla classe ed dal talento, oltre che da tempo e l'esperienza. Una band che come il buon vino, migliora con il passare degli anni. Grandi ArtemisiA e grande Rito Apotropaico. 

Voto: 10/10

Maurizio Mazzarella